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Quel cane alato sulla Cattedrale La facciata della Cattedrale di San Panfilo nasconde, ai più distratti, numerosi disegni realizzati con carboncini neri o rossi. Tra questi è riconoscibile lo stemma del vescovo di Sulmona-Valva Bartolomeo de Gasperis (1382c.1391). Sotto la sua supervisione venne iniziata la costruzione del magnifico portale gotico del Maestro Nicola Salvitti. Il disegno più grande, ed anche il più enigmatico, si trova però a destra del suddetto portale e raffigura una targa da torneo, di tipo presumibilmente umbro-marchigiano, ascrivibile ad un periodo cronologico che va dalla fine del XIV secolo al primo cinquantennio del secolo successivo. Questa è sormontata da un elmo con cimiero. Fin qui sembrerebbe tutto nella norma se non fosse per il semplice fatto che il cimiero in questione presenta delle sorprendenti analogie con quello dei potenti signori di Verona: gli Scaligeri. Le origini della casata dei Della Scala sono prettamente borghesi ed urbane. Il vero fondatore della signoria scaligera fu Alberto I Della Scala, eletto podestà di Verona nel 1270. Una lega guidata da Venezia, dai Visconti e dai Da Carrara pose tragicamente fine, nel 1387, alla signoria. Alcuni dei Della Scala (rami cadetti) rimasero a Verona mentre i discendenti di Cangrande II fuggirono in Baviera dando origine alla casata dei Van der Leiter. Questi più di una volta tentarono inutilmente di tornare in Italia e ristabilire la signoria. Il cimiero con il cane alato, collarinato e coronato fa parte della “tradizione araldica” degli Scaligeri. Splendidi esemplari ornano le statue equestri delle loro arche funebri a Verona. Il cimiero dello scudo disegnato sulla facciata della Cattedrale presenta, come già accennato, molte analogie con quelli presenti sulle medievali sepolture veronesi. La corona, i denti ben in vista ed il collare con gli spuntoni sono dei particolari che ci fanno supporre una conoscenza dell’arme scaligera da parte dell’anonimo disegnatore. Molto simile è anche la forma dell’elmo. Coincidenze? Forse si o forse no. Stefano Mari Archivio: |
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