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Medioevo: Un secolare pregiudizio

(Relazione del Prof. Adolfo Morganti)

Con tono pacato, ma con eloquio coinvolgente e spesso caustico, il Prof. Adolfo Morganti ha tenuto attento l'uditorio, parlando mercoledì 1° Aprile 1998 a S.Martino in Rio su " Medioevo: un secolare pregiudizio". Non è possibile riferire, in una breve sintesi, tuffi gli addentellati, le digressioni e le attualizzazioni che il professore ha presentato per stimolare la curiosità e il desiderio di approfondimento, che nascono in ciascuno di noi di fronte ad un argomento tanto vasto e interessante. Per sintetizzare, egli ha seguito tre linee, affermando che esiste:
a) un Medioevo della storia;
b) un Medioevo dell'immaginario o della "leggenda nera" che fa di quest'epoca la "fogna" della storia, a cui viene ingiustamente attribuito ogni misfatto o barbarie; c) un Medioevo del folclore tuttora vivo e ricco di manifestazioni in Italia e nel mondo. Il termine "Medioevo" è un termine improprio, di connotazione negativa, che vorrebbe interpretare questo periodo di un millennio (dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente alla scoperta dell'America) come un'epoca "oscura" tra la "luminosità" della civiltà antica e di quella moderna umanistico - rinascimentale. In realtà la storia non fa salti, quindi il Medioevo rappresenta un crogiolo in cui la Chiesa, raccogliendo l'eredità classica e quella delle varie culture europee, le illumina con la luce della fede cristiana. E', tuttavia, necessario insistere sul fatto che, alla luce delle ricerche, in un periodo così lungo è esistita una varietà di culture, che si sono affermate in tempi diversi. Certo il Medioevo Mediterraneo si distingue profondamente dal Medioevo Celtico, anche se intercorrevano rapporti culturali tra i due mondi, tanto che monaci irlandesi sono venuti a predicare e a fondare monasteri fino in Val Padana e in Toscana, mentre i monaci benedettini, camminando da Subiaco a nord, sono arrivati fino in Scozia; nondimeno la cultura, la lingua, la civiltà del Medioevo Celtico si differenziano notevolmente dalla cultura delle nostre zone. Tra i popoli baltici e quelli della Finlandia, invece, il Medioevo si afferma quando nelle nostre regioni sta declinando; infatti i primi castelli vengono eretti in Finlandia nel XIII secolo. Anche in Italia, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.c.), per un lungo periodo convivono il Medioevo Occidentale (nato da elementi della civiltà romana, a cui subentrano i Longobardi) e Medioevo Orientale (Bizantini con sede a Ravenna), coesistono monaci di lingua greca e monaci di lingua latina e, per un certo tempo, monaci irlandesi (Bobbio è stata fondata da un monaco irlandese). Si è verificato, dunque ,un fenomeno di inculturazione, dove i monaci, i santi hanno assunto quanto c'era di valido in ogni singola cultura, rielaborandolo alla luce del Vangelo. Sono nati i popoli, che in seguito hanno dato origine a quelle nazioni, i cui antichi confini risalgono al Medioevo: ancora oggi il confine che separa i Croati cattolici, che scrivono in alfabeto latino dai Serbi ortodossi, che scrivono in alfabeto cirillico, coincide, con ottima approssimazione, col confine esistente tra Impero Romano d'Oriente e Impero Romano d'Occidente all'epoca di Teodosio. Dalle ceneri della civiltà romana il Medioevo ha raccolto particolarmente il mito imperiale di un'autorità universale che riesce a mettere insieme le diversità nell'armonia. Mentre, infatti, i cristiani dei primi secoli avevano fustigato severamente l'Impero romano, nel momento in cui Roma cade ad opera dei Visigoti, S.Agostino scrive pagine commosse sul fatto che con Roma crolla il sogno di una società, dove il diritto era uguale per tutti e la pace era garantita, per lasciare il posto al caos, alla guerra di tutti contro tutti. Non solo i cristiani raccolgono questo sogno di universalità , ma i monaci, Benedettini soprattutto, conservano e trasmettono i testi e le opere degli autori classici, che l'Umanesimo si vanta di scoprire. Per l'esattezza, inoltre, si deve parlare di "universalismo" medioevale, ma non nel senso odierno di globalizzazione, perché, se esiste un fondo di valori comuni (fede, lingua), esiste anche una varietà di culture locali, su cui la Chiesa ha operato con un colossale lavoro di mediazione culturale, durato per secoli, in modo da cogliere quanto di buono e di specifico appariva in ogni cultura. Innovazioni tecnologiche, bonificazioni, utilizzo e organizzazione delle risorse agro - pastorali intorno alle grandi abbazie hanno dato alle nostre terre un volto ben diverso da quello che siamo soliti immaginare per 1' "oscuro Medioevo". Gli ordini monastici, infatti, sono stati i migliori contadini dell'epoca antica e quelli che meglio hanno dissodato il terreno, ben diversamente da quanto appare nel noto film "Il nome della rosa" tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco. Allo stesso modo sono molte le deformazioni e le derisioni riguardo alla cavalleria, soprattutto perché la nostra mentalità non riesce a concepire la forza armata posta al servizio della verità e non dipendente da alcuna autorità politica; ma questo è l'ideale che ci indicano i documenti del tempo (vedi il trattatello di S.Bernardo da Chiaravalle " De laude novae militiae: l'elogio della nuova milizia") , anche se non tutti i cavalieri vi hanno mantenuto fede. Quanto poi alla produzione letteraria e artistica basterebbe citare l'opera di Dante Alighieri o le splendide cattedrali romaniche e gotiche , che richiedevano il lavoro di diverse generazioni di artigiani, per nutrire qualche dubbio sul Medioevo come epoca di barbarie. Ormai gli studi hanno ricostruito la verità storica, ma persiste ancora la "leggenda nera" sul Medioevo; nata all'epoca della Riforma protestante, quando tutto quanto era cattolico e romano s'identificava con l'anticristo è rafforzata dagli enciclopedisti dell'Illuminismo, che l'hanno teorizzata lucidamente per distruggere l'autorità precedente, il cristianesimo e la differenziazione dei ceti ("Écrasez l'infàme": schiacciate l'infame, cioè la Chiesa, è una frase del tollerante Voltaire!). La leggenda viene ereditata e trasmessa successivamente come cultura di stato per la formazione del cittadino sia in epoca risorgimentale, di marca liberal - massonica, sia dai totalitarismi del nostro secolo (Fascismo, Nazismo e Comunismo) fino ai giorni nostri. Rimane ancora molto ricco di fascino il Medioevo del folclore, che viene riprodotto spesso in feste o gare locali (è dello scorso anno la nascita in Piemonte di un campionato nazionale di scherma medioevale) e che imperversa nei giochi di ruolo, nei fumetti, nel cinema. Perché tanto fascino? Forse perché, come afferma Franco Cardini, nonostante tutto, ancora oggi un cavaliere è più bello di un bancario o di un banchiere. E', dunque, il bisogno di bellezza, di eroismo, di valori forti che il Medioevo del mito evoca dentro di noi in un momento storico come il nostro, in cui la cultura ha apostatato da tutti i valori. Abbiamo bisogno di inventarci un luogo storico, dove certe esperienze diventano possibili; è un tessuto di simboli, che hanno un profondo radicamento religioso, del quale l'uomo, malgrado tutto, non può fare a meno.

Archivio:

 
 

Il Mausoleo di Teodorico a Ravenna. Giustiniano nei mosaici di San Vitale a Ravenna. Un monaco amanuense in una miniatura medievale. Chiostro di Santa Scolastica a Subiaco. Chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano. Ritratto di Francesco Petrarca a Padova.