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I Templari in America I Cavalieri Templari hanno da sempre sollecitato la fantasia popolare ed ancora oggi non finiscono di alimentare le numerose “storie mitologiche” che durante i secoli si sono create. Una di queste vedrebbe i Cavalieri rossocrociati quali i primi scopritori del continente Americano. Una delle “prove” di questo presunto sbarco sarebbe la famosa lapide del “Cavaliere di Westford” nel Massachusetts. Secondo i alcuni rappresenterebbe Sir Wiliam Gunn, cavaliere templare (morto durante la traversata oceanica del 1398) compagno di Sir Henry Sinclair. In realtà si tratterebbe di una formazione rocciosa naturale in seguito e volontariamente rielaborata. Tuttavia il mito ha origini lontane. A Venezia, nel 1558, venne pubblicato da un discendente degli Zeno un libro intitolato “La carta da navegar de Nicolo et Antonio Zeni”. Si trattava di un portolano contenente i racconto dei viaggi compiuti dai due Veneziani tra il 1380 e il 1398 e il loro approdo in una terra chiamata “Engrouelandia”, assieme a un principe chiamato Zichmi. Qualche secolo dopo il naturalista scozzese John Reinhold Poster ( 1729-98) - già compagno del capitano Cook -, incuriosito dal portolano, avanzò l'ipotesi che "Zichmi" fosse in realtà il nome deturpato di "Sinclair", e che l'Engrouelandia fosse un lembo del Nord America. A tal proposito scrisse un libro , “Histories ofthe Voyages and Discoverìes made in thè North” (1786). nel quale illustrava le sue suggestive ipotesi. Altri scrittori in seguito ripresero la storia, aggiungendo particolari su particolari. Questo sistema è ancora in auge tra i fantarcheologi. Quasi cento anni dopo Richard Henry Major pubblicò a Londra un racconto dettagliato dei viaggi degli Zeno In questa trattazione egli aggiunse numerosi particolari prima inesistenti. Secondo Major, Sinclair-Zichmi sarebbe salpato dall'arcipelago di Orkney con 12 vascelli e 300 "Cavalieri Templari", per avvistare le coste della Nuova Scozia nel 1398. Colombo sarebbe stato a conoscenza del fatto (per alcuni avrebbe persino utilizzato carte nautiche “templari”) e per questo motivo fece disegnare sulle vele delle sue caravelle una croce patente. Nessuno storico serio avallò allora questa storia che tuttavia solleticò l'orgoglio inglese penetrando nell'immaginario popolare. La storia si diffuse a tal punto che in Nord America, qualcuno cominciò a segnalare il rinvenimento di ruderi e reperti "templari". I Templari possedettero realmente una flotta ma come tutti i navigli dell’epoca, queste imbarcazioni non erano adatte ad affrontare traversate oceaniche e nemmeno la navigazione d’altura. Persino la Massoneria, non estranea al templarismo, s’interessò alla vicenda. É curioso notare come nel XVIII secolo Wiliam Sinclair, il famoso restauratore della Cappella di Rosslyn, abbia ricoperto l’incarico di Gran Maestro della Loggia Scozzese. Coincidenze? Archivio:
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